Nel mio piccolo ho vissuto anch’io
questa sorta di “ultima maledizione”. Più volte l’ultima batteria della
giornata ha riservato sorprese amare, tanto che ancora oggi quando metto via la
penultima senza aver avuto alcun incidente (in genere ne uso quattro) mi viene da
pensare: “Perché non mi accontento e mi fermo qui?”. Però quella quarta batteria
ti guarda, turgida di energia. E non sai se sia una sirena che ti ammalia per
poi fregarti, oppure semplicemente un dispositivo per accumulare energia che ha
solo voglia di darsi una scrollata e fare ciò per cui è nata.
Ebbene ieri pomeriggio ero al
campo col mio vecchio e amato Darko (nella foto), ripreso in mano dopo mesi di buio e paura
di cui ho parlato nei miei post precedenti a questo. Dopo tre voli buoni,
nonostante un venticello dispettoso che mi ha fatto venire alla mente le parole
di un collega che diceva: “Devi fartelo amico il vento!”, ho pensato: "Facciamoci anche l’ultima batteria, dai!".
Così decollo. Svolazzo e tengo a
bada la manica a vento, promettendomi di atterrare anche prima del dovuto, qualora
il vento (che nel frattempo si era messo di traverso) fosse calato. E così
accade. Preparo il circuito di discesa, rallento, cabro… ma in un istante
(forse complice quello stronzo di vento) vedo Darko arrivarmi addosso come un
cane festoso. Ho tre millisecondi per fare qualcosa. Agisco, ma purtroppo faccio la scelta sbagliata. Darko
tocca l’ala a terra, fa una piroetta e si butta a terra. Fortunatamente senza
danni.
Merda, lo sapevo! La maledizione
dell’ultima corsa! A quel punto avevo finito le batterie ed era ora di tornare
a casa. Ma… porca miseria no! Non posso tornare a casa con quella macchia sul
mio onore di pilota. Perché mi conosco e se lo faccio ci rimugino sopra per una
settimana. E poi soprattutto dopo quei
mesi di paura a cui ho già fatto cenno e dunque col rischio concreto che i fantasmi di un incidente precedente si risvegliassero. Così decido di fare qualcosa per me
folle: un ultimissimo volo. Giusto un decollo ed un immediato atterraggio per
dimostrare a me stesso, alla sfiga, al fato, al vento e agli dei del bosco che “dio bono
lo so pilotare ‘sto cazzo di aereo e quello successo era solo un piccolo incidente”.
Così frugo nella cassetta degli
attrezzi e ausculto una ad una le batterie per capire se ce n’è una con ancora un soffio
di vita. La numero 1 ha il 26% di carica. Vada! Sono lanciatissimo!
“Pazza idea” canterebbe Patty
Pravo. Ventisei per cento di carica? Vuol dire che se ti va di culo ne hai a disposizione il 10%. Ma al diavolo. Decollo, sperando che gli ultimi elettroni di vita della
batteria non mi mollino, viro, preparo la discesa e…. faccio atterrare Darko
come un cagnolino obbediente.
Tiro un sospiro di sollievo. Ho avuto la mia risposta. I fantasmi per oggi possono tornare là dove sono usciti.
Ora sì, posso tornare a casa tranquillo!












