Sarà pure scalcagnato, decimato; sarà pure che riusciamo a fare quattro cose in croce e senza fuochi d'artificio; sarà pure che abbiamo attraversato mille crisi, e che tante volte la burocrazia o la stessa posizione geografica ci ha messo in difficoltà e ha rischiato di cancellarci; sarà pure - a sentire i più "anziani" - che lo spirito di vent'anni fa è cambiato e che abbiamo subito (in maniera provvisoria o definitiva) perdite importanti… Eppure… io a questo Gruppo ci tengo e da 13 anni ripeto che sono orgoglioso di farne parte. A maggior ragione oggi che lo "guido" seppur formalmente. Perché quando penso che abbiamo più di 50 anni di vita, che questo pezzo di terra perso nel verde della Brianza ha visto intrecciarsi sogni, paure, gioie e lacrime, veleni e risate, e nonostante tutto siamo ancora qui in "piccionaia" a vedere gli amici volare, a sparare cazzate bevendo un caffè che Dio solo sa quanto possa essere salutare, e godere di ore insieme all'aria aperta… Beh… dico che stiamo portando avanti un testimone importante, anche se non ho idea a chi un domani lo lasceremo.
martedì 12 maggio 2026
sabato 9 maggio 2026
Ho rotto... l'incantesimo!
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| Darko |
Sei mesi. Centottanta giorni. Tanto
è durata la mia paura. Quale? Quella di riprendere in mano il mio amato Darko (nella
foto) dopo che a novembre si verificarono in una stessa giornata ben tre atterraggi consecutivi piuttosto goffi
e tali da ferire il carrello in modo piuttosto serio (Cfr. Appuntamento con la paura). Questo dopo mesi interi
in cui non avevo avuto alcun crash. Quei tre pugni nello stomaco mi avevano
spaventato; non riuscivo a capire cosa fosse successo. Ma soprattutto era come se Darko
avesse tradito la mia fiducia. Era il mio modello “comfort”, quello che usi per
rilassarti tanto lo conoscevi (centinaia di voli) eppure… Qualcosa si era rotto. Un graffio nella fiducia
reciproca. Un graffio divenuto presto ferita sanguinante, tanto per per 6 mesi avevo
letteralmente paura di riprenderlo in mano. Chi era diventato Darko? Una docile
bestiola volante oppure un essere animato che senza preavviso mi aveva sferrato
non uno ma ben tre morsi al cuore?
Per sei mesi ho guardato Darko
appeso al soffitto a prendere polvere. Nonostante un amico avesse fatto un
sapiente intervento ortopedico al carrello, rendendolo di fatto nuovamente
funzionale. Ma ero io che non funzionavo più. Avevo paura. Sì. Tanto che per sei mesi ho volato solo con Yusha (il nuovo modello ad ala alta).
Mille volte mi sono detto: “Oggi lo
metto in pista”, salvo poi decidere che non me la sentivo, e scegliere dunque l’amico-collega
Yusha. Oggi invece no. Dopo 6 mesi ho rotto l’incantesimo.
In effetti da tre giorni mi dicevo: “Sabato
prendo Darko. O la va o lo spacco”. E giuro che fino a quando sono salito sulla
scala per calarlo a terra dal soffitto dov’è alloggiato e togliergli un dito di
polvere, ho avuto mille esitazioni. Ma oggi ero troppo deciso. Basta. Vado. Arrivato al campo ho pensato: “Oggi
torno con un enorme sorriso oppure affranto. Non c’è alterativa. Sono fottuto.
Ormai sono qui”.
Il dresscode era ovviamente studiato:
maglietta del Gruppo che ho l’onore di presiedere (tipo coperta di Linus) e
pantaloni mimetici, perché in fondo andavo in guerra contro la paura. Contro 6 mesi di paura. Senza pensarci
inforco la prima batteria turgida di energia. Prendo Darko e lo piazzo in pista.
Non devo pensare troppo. Parto. Guadagno aria e fiducia. Darko è veloce, molto
più veloce di Yusha. Mi ero quasi dimenticato di questo particolare, così viaggio a tre quarti di
gas. Ma vola bene, nonostante il motore canti in modo che mi suggerisce che l’elica
va messa meglio. Conosco la sua voce e in quel caso aveva il "catarro nei
magneti". Passano 5 minuti. Arriva il momento temuto per 6 mesi: l’atterraggio.
Invoco ogni santo del cielo e l’anima del mio ex presidente del campo, scomparso
4 anni fa. E… atterro. Mi fermo. Tutto bene. Oh mio Dio!
Ma penso: può essere solo un colpo di fortuna. Devo fare una seconda prova. E così riparto con una nuova batteria e… atterro come se non ci fosse un domani. Oh mio Dio! Ho rotto l’incantesimo. Un terzo e ultimo volo chiude la giornata.
Ma penso: può essere solo un colpo di fortuna. Devo fare una seconda prova. E così riparto con una nuova batteria e… atterro come se non ci fosse un domani. Oh mio Dio! Ho rotto l’incantesimo. Un terzo e ultimo volo chiude la giornata.
Prendo Darko, gli mollo un bacio sulla
naca e risalgo in macchina. Il percorso verso casa l’ho fatto ascoltando a tutto
volume Dancing Queen degli Abba e
concedendomi un urlo liberatorio.
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