Ricordo il giorno
successivo al funerale del nostro presidente (giugno 2022). Un gruppo di noi si
ritrovò proprio “al campo” per condividere il dolore, lo sgomento, lo smarrimento
derivante dalla perdita di una persona comunque importante. Ecco allora che il
campo divenne “culla”, “abbraccio”, “comfort zone” per soci ed amici
disorientati. Ovviamente è tutto frutto di una esternazione psicologica. Di per
sé è solo un pezzo di terreno agricolo, ma è proprio la nostra mente e la
nostra sensibilità a dargli il valore di cui parlo. Allo stesso modo, però, anche una
mela può diventare significativa, allo stesso modo in cui un accendino ormai
scarico per me, da giovane, aveva un significato particolare solo perché appartenente
alla ragazza che amavo.
sabato 16 maggio 2026
Quelle parole che ti portano fuori dal mondo
«Ci vediamo al
campo!». Ho sempre amato questa espressione tanto da dedicarci già un articolo nel 2022
ma ci torno ancora. Mi piace soprattutto per due motivi: il primo è che di
fatto rappresenta l’espressione di un linguaggio “settario”, cioè che accomuna
una cerchia definita di persone, in questo caso i soci del Gruppo. Chiunque di
loro sa cosa intendo dire con questa frase; senza aggiungere altro. La seconda
è che “il campo”, ovvero quella striscia di erba in mezzo al bosco (vedi foto a destra), di fatto
rappresenta un luogo sì concreto, ma anche simbolico. Essendo la sede deputata
per praticare il nostro hobby, diventa anche un luogo fuori dal mondo, una
sorta di paese dei balocchi di Collodi dove la realtà si ferma fuori e vigono
le sole regole del gioco. Dire allora “ci vediamo al campo” è come dire “ci
vediamo in un’altra dimensione”, “ci vediamo appena lì oltre il confine della
realtà”, quella fatta di quotidianità, preoccupazioni, soddisfazioni, routine,
noia ecc.
«Ci vediamo al campo»
crea familiarità; empatia; relazione. Fa gruppo. Identifica il gruppo. E lo
porta fuori dal modo, fosse pure per poche ore. Allo stesso modo, ho
sempre amato poter entrare nel solito bar frequentato e dire semplicemente “il
solito, grazie”. O, meglio ancora, vedere che il barista appena ti vede già
prepara la tazzina di caffè col latte ed il dolcificante.
Piccole cose che ti
fanno rendere conto che, oltre al mondo, esiste anche il tuo microcosmo; il tuo
branco, al quale servono poche parole. Talvolta neanche quelle…
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