sabato 13 giugno 2026

La maledizione dell'ultima corsa

Nel corso degli anni mi è capitato spesso di verificare come l’ultima sessione di un evento ripetuto sia quello più pericoloso, ovvero quello più soggetto a sfiga. Ad esempio so di molti sciatori che dopo una intera giornata passata sulle nevi, proprio all’ultima discesa prima di tornare a casa si sono rotti i legamenti del ginocchio. Oppure di piloti d’auto che proprio nell’ultima corsa prima di ritirarsi sono morti. Di paracadutisti che hanno avuto la stessa sorte all’ultimo lancio.

Nel mio piccolo ho vissuto anch’io questa sorta di “ultima maledizione”. Più volte l’ultima batteria della giornata ha riservato sorprese amare, tanto che ancora oggi quando metto via la penultima senza aver avuto alcun incidente (in genere ne uso quattro) mi viene da pensare: “Perché non mi accontento e mi fermo qui?”. Però quella quarta batteria ti guarda, turgida di energia. E non sai se sia una sirena che ti ammalia per poi fregarti, oppure semplicemente un dispositivo per accumulare energia che ha solo voglia di darsi una scrollata e fare ciò per cui è nata.

Ebbene ieri pomeriggio ero al campo col mio vecchio e amato Darko (nella foto), ripreso in mano dopo mesi di buio e paura di cui ho parlato nei miei post precedenti a questo. Dopo tre voli buoni, nonostante un venticello dispettoso che mi ha fatto venire alla mente le parole di un collega che diceva: “Devi fartelo amico il vento!”, ho pensato: "Facciamoci anche l’ultima batteria, dai!".

Così decollo. Svolazzo e tengo a bada la manica a vento, promettendomi di atterrare anche prima del dovuto, qualora il vento (che nel frattempo si era messo di traverso) fosse calato. E così accade. Preparo il circuito di discesa, rallento, cabro… ma in un istante (forse complice quello stronzo di vento) vedo Darko arrivarmi addosso come un cane festoso. Ho tre millisecondi per fare qualcosa. Agisco, ma purtroppo faccio la scelta sbagliata. Darko tocca l’ala a terra, fa una piroetta e si butta a terra. Fortunatamente senza danni.

Merda, lo sapevo! La maledizione dell’ultima corsa! A quel punto avevo finito le batterie ed era ora di tornare a casa. Ma… porca miseria no! Non posso tornare a casa con quella macchia sul mio onore di pilota. Perché mi conosco e se lo faccio ci rimugino sopra per una settimana.  E poi soprattutto dopo quei mesi di paura a cui ho già fatto cenno e dunque col rischio concreto che i fantasmi di un incidente precedente si risvegliassero. Così decido di fare qualcosa per me folle: un ultimissimo volo. Giusto un decollo ed un immediato atterraggio per dimostrare a me stesso, alla sfiga, al fato, al vento e agli dei del bosco che “dio bono lo so pilotare ‘sto cazzo di aereo e quello successo era solo un piccolo incidente”.

Così frugo nella cassetta degli attrezzi e ausculto una ad una le batterie per capire se ce n’è una con ancora un soffio di vita. La numero 1 ha il 26% di carica. Vada! Sono lanciatissimo!

Pazza idea” canterebbe Patty Pravo. Ventisei per cento di carica? Vuol dire che se ti va di culo ne hai a disposizione il 10%. Ma al diavolo. Decollo, sperando che gli ultimi elettroni di vita della batteria non mi mollino, viro, preparo la discesa e…. faccio atterrare Darko come un cagnolino obbediente.

Tiro un sospiro di sollievo. Ho avuto la mia risposta. I fantasmi per oggi possono tornare là dove sono usciti. 

Ora sì, posso tornare a casa tranquillo!

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