sabato 9 maggio 2026

Ho rotto... l'incantesimo!

Darko
Sei mesi. Centottanta giorni. Tanto è durata la mia paura. Quale? Quella di riprendere in mano il mio amato Darko (nella foto) dopo che a novembre si verificarono in una stessa giornata  ben tre atterraggi consecutivi piuttosto goffi e tali da ferire il carrello in modo piuttosto serio (Cfr. Appuntamento con la paura). Questo dopo mesi interi in cui non avevo avuto alcun crash. Quei tre pugni nello stomaco mi avevano spaventato; non riuscivo a capire cosa fosse successo. Ma soprattutto era come se Darko avesse tradito la mia fiducia. Era il mio modello “comfort”, quello che usi per rilassarti tanto lo conoscevi (centinaia di voli) eppure… Qualcosa si era rotto. Un graffio nella fiducia reciproca. Un graffio divenuto presto ferita sanguinante, tanto per per 6 mesi avevo letteralmente paura di riprenderlo in mano. Chi era diventato Darko? Una docile bestiola volante oppure un essere animato che senza preavviso mi aveva sferrato non uno ma ben tre morsi al cuore?
 
Per sei mesi ho guardato Darko appeso al soffitto a prendere polvere. Nonostante un amico avesse fatto un sapiente intervento ortopedico al carrello, rendendolo di fatto nuovamente funzionale. Ma ero io che non funzionavo più. Avevo paura. Sì. Tanto che per sei mesi ho volato solo con Yusha (il nuovo modello ad ala alta).   
 
Mille volte mi sono detto: “Oggi lo metto in pista”, salvo poi decidere che non me la sentivo, e scegliere dunque l’amico-collega Yusha. Oggi invece no. Dopo 6 mesi ho rotto l’incantesimo.
In effetti da tre giorni mi dicevo: “Sabato prendo Darko. O la va o lo spacco”. E giuro che fino a quando sono salito sulla scala per calarlo a terra dal soffitto dov’è alloggiato e togliergli un dito di polvere, ho avuto mille esitazioni. Ma oggi ero troppo deciso. Basta. Vado. Arrivato al campo ho pensato: “Oggi torno con un enorme sorriso oppure affranto. Non c’è alterativa. Sono fottuto. Ormai sono qui”.
 
Il dresscode era ovviamente studiato: maglietta del Gruppo che ho l’onore di presiedere (tipo coperta di Linus) e pantaloni mimetici, perché in fondo andavo in guerra contro la paura.  Contro 6 mesi di paura. Senza pensarci inforco la prima batteria turgida di energia. Prendo Darko e lo piazzo in pista. Non devo pensare troppo. Parto. Guadagno aria e fiducia. Darko è veloce, molto più veloce di Yusha. Mi ero quasi dimenticato di questo particolare, così viaggio a tre quarti di gas. Ma vola bene, nonostante il motore canti in modo che mi suggerisce che l’elica va messa meglio. Conosco la sua voce e in quel caso aveva il "catarro nei magneti". Passano 5 minuti. Arriva il momento temuto per 6 mesi: l’atterraggio. Invoco ogni santo del cielo e l’anima del mio ex presidente del campo, scomparso 4 anni fa. E… atterro. Mi fermo. Tutto bene. Oh mio Dio!
Ma penso: può essere solo un colpo di fortuna. Devo fare una seconda prova. E così riparto con una nuova batteria e… atterro come se non ci fosse un domani. Oh mio Dio! Ho rotto l’incantesimo. Un terzo e ultimo volo chiude la giornata.
 
Prendo Darko, gli mollo un bacio sulla naca e risalgo in macchina. Il percorso verso casa l’ho fatto ascoltando a tutto volume Dancing Queen degli Abba e concedendomi un urlo liberatorio.

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